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La Voce parla dell’ “Imprenditore Disabile macellato dal Fisco italiano”

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Il Dottor Emiliano Rozzino firma per La Voce, uscita ieri 1º maggio, l’articolo «Follis, “macellato dal fisco”. Il libro dell’imprenditore disabile». L’articolo non è solo la cronaca di una storia “tutta italiana” ma è anche il ricordo di come Follis – io – ha vissuto l’imprenditoria, la vita sociale e quella politica nella sua città: Chivasso.

Parlare di sé è difficile, ti fa apparire autocelebrativo e spesso ti porta a raccontare i più intimi ricordi che si distaccano da quella fredda cronaca che dovrebbe essere una narrazione più giornalistica. Negli ultimi giorni ho avuto l’onore di essere oggetto di un articolo su La Stampa a firma del Dottor Andrea Rossi e di un’intervista del TG4 firmata dalla Dott.ssa Rada.

CarloFilippoFollis.name – La Voce di Chivasso parla della vicenda narrata nel libro “Imprenditore Disabile macellato dal Fisco italiano”

L’articolo comparso su La Voce e firmato dal Dott. Emiliano Rozzino.
Cliccate sull’immagine per ingrandirla e poter leggere il pezzo.

Poco fa però ho ricevuto il PDF dell’articolo firmato da Emiliano Rozzino e uscito sul numero del 1º maggio de La Voce. La Voce è il giornale di Chivasso e dintorni, è quel giornale che mi vide per molti anni protagonista di quanto la sezione chivassese della UILDM – Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare – fece sul territorio a supporto dei Disabili e fu anche quel giornale che spesso mi intervistava come consigliere comunale della mia città: Chivasso.
Il Dottor Emiliano non solo ha scritto un bel pezzo, mi ha regalato l’emozione di rivivere molti anni vissuti a Chivasso e l’appartenenza a un tessuto sociale che forse non si sarebbe neppure accorto di me se non avessi intrapreso una carriera lavorativa.

Le vicende narrate nel libro “Imprenditore Disabile macellato dal Fisco italiano” le conoscete già o le potrete conoscere acquistando il volume cartaceo o in formato ebook.
Quello che forse sfugge o quello che certamente non è stato l’oggetto degli articoli o delle interviste fatte sul momento è il valore del lavoro per un soggetto che è Disabile e che nel mio caso è nato tale.

Come scrivevo prima è stato emozionante leggere le parole del Dottor Rozzino perché le ho vissute come una macchina del tempo che mi ha riportato a momenti importanti, a ricordi indelebili ad attività che si sono succedute o sommate solo e soltanto per un unico motivo: un giorno Carlo Filippo Follis scelse di approdare al mondo del lavoro.
Dopo la scuola, il mondo del lavoro è ciò che più di tutto può essere ritenuto inclusivo. Il lavoro può trasformare la vita di una persona da spettatrice amorfa di una TV su cui scorrono differenti programmi di giorno in giorno a soggetto produttivo e tassello attivo di una società che agisce e che ha un proprio e specifico ruolo.

Non ho mai amato portare a certi livelli discussioni o scontri ma un giorno ho scelto di scrivere il libro, che già conoscete, proprio per mettere l’accento su quanto una aberrazione legislativa e l’ignoranza del singolo hanno devastato: la possibilità, la capacità, di essere ciò che si è voluto per più di un trentennio.

Per molti anni il mio volto è comparso su La Voce come presidente della U.I.L.D.M., come referente Telethon o perché consigliere comunale per qualche tempo; ma come vi ricordavo prima non sarei stato niente di tutto ciò se innanzitutto non fossi diventato quel commerciante che il 16 luglio del 1986 aprì a Chivasso in Via Roma 12 quel negozio di modellismo che avrebbe fatto conoscere la città in almeno quattro differenti continenti: Norisberghen.

Come ricorda il Dottor Emiliano nell’articolo, non è stato sufficiente provare in ogni modo l’onestà di una gestione imprenditoriale che mai ha voluto rubare un solo centesimo al Fisco, non è valso spiegare alla funzionaria incaricata la situazione che io definivo atipica, non è bastato nulla di tutto ciò che si è fatto perché in Italia, laddove falliscono le leggi, debbono esistere figure di eccellenza per mantenere in equilibrio i piatti della bilancia cosa che nel caso specifico non capitò.

Negli ultimi decenni abbiamo assistito a una radicale trasformazione del mondo del lavoro ma anche della realtà creditizia, di quel mondo bancario che sosteneva le imprese in virtù di uno o due fazzoletti di terreno di proprietà di chi avrebbe dato la vita per la propria impresa. Siamo sbarcati in una Europa unita ma coordinata da regole che danneggiano l’operatività del singolo e che limitano il potere decisionale di chi prima invece valutava sul campo i rischi o le potenzialità del soggetto. Oggi viviamo in una Europa che dobbiamo difendere con i denti, sarebbe una follia tornare indietro, come sarebbe anche una follia proseguire su una strada comunitaria progettata da chi non ha dimostrato capacità nell’unificare la fiscalità, la giurisprudenza e tutto quanto doveva attingere dalle più eccellenti fonti dei vari paesi fondatori.

La mia vicenda vive un paradosso legislativo aggravato da tempi di analisi estremamente lunghi, cosa che all’estero non accade. La mia vicenda nasce perché semplicemente credo, e ne sono convinto, non esistano a oggi leggi chiare per comprendere i movimenti intracomunitari perché se queste dovessero realmente appoggiarsi solo al CMR Killer, allora saremmo veramente alla frutta…
Com’è possibile che uno Stato e un Fisco concedano al fornitore di distruggere dopo 13 mesi dall’emissione un documento che il cliente deve conservare per un decennio?
Io mi auguro che tutti gli imprenditori dell’Italia centrale, che l’anno scorso hanno visto le loro imprese rase al suolo dal terremoto, abbiano la forza di riprendersi e di ritornare a fare Export di quei prodotti tipici di cui quelle zone sono ricche. Per quei soggetti che forse non ce la faranno e che si ritroveranno a dover incassare un credito I.V.A., fondato anche sull’esportazione, auguro che il Governo sia già intervenuto con una manovra correttiva che non vincoli più la credibilità dell’imprenditore a un documento distrutto per legge” dal fornitore per volontà di quel Fisco che lo esigerà.

L’Italia è un grande Paese, gli italiani sono un grande popolo, quando dimostriamo intelligenza sicuramente ne dimostriamo tanta ma quando puntiamo sull’ignoranza siamo certamente grandi nel definire azioni lesive e distruttive come quella che io ho narrato in “Imprenditore Disabile macellato dal Fisco italiano”.

Sono sinceramente molto grato al Dottor Emiliano Rozzino che mi ha fatto certamente ritornare un orgoglioso chivassese felice di aver vissuto con tanta vivacità imprenditoriale, e non solo, la vitalità di una città che ha saputo e che sa crescere e migliorare.

Di te, cara Chivasso, mi mancano soprattutto le luci della sera, quelle che guardavo con rapimento e trasporto dal finestrone di una sala che mi permetteva di puntare lo sguardo su Via Caluso in direzione Via Roma e nel mezzo una splendida stazione, nodo molto importante per il trasporto su rotaia.

Grazie Dottor Emiliano, ciao Chivasso!

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A proposito dell’autore

Sono nato il 25 febbraio del 1963 ed a 23 anni ho coronato il mio primo sogno d'impresa: un'attività commerciale che durò per circa vent'anni. Dopo un periodo sabbatico fondai nel 2009 Ideas & Business S.r.l. che iniziò la sua opera come incubator di progetti. Nel 2013 pensai di concretizzare un sogno editoriale: realizzare un network di testate online. DisabiliDOC.it è la seconda testata attiva dal 16 febbraio 2015. Altre già pensate e realizzate prenderanno vita pubblica nei prossimi mesi. Per ora scrivo per passione come per passione ho sempre lavorato per giungere alla meta.

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